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  Il libro: Indice  
  Anne Tyler, Lezioni di respiro - TEA 1994 (1988)  

 

Le lezioni di respiro o, meglio, di respiri e sbuffi, dovrebbero prenderle chiunque si accinga a leggere questo romanzo, uno dei piu' noiosi, verbosi e futili che sia capitato di leggere negli ultimi tempi.
L'impianto narrativo vorrebbe forse rifarsi a Proust poiche' nelle 320 pagine della storia si narra una giornata di due coniugi di Baltimora che si devono recare ad un funerale di un amico d'infanzia e che, sulla strada del ritorno, incontrano prima un uomo di colore e poi si recano in visita all'ex nuora che convincono a venire a visitarli ed a partecipare ad una cena con il proprio figlio da cui si era separata.
Attraverso dialoghi non avvincenti e ricordi di avvenimenti del passato che non arricchiscono di significato ma, anzi, rallentano e ammorbano il lettore che ha avuto la pazienza di leggere, si dipana la rappresentazione dei due protagonisti di mezza eta', tipi molto comuni e volutamente banali pieni di fissazioni e manie con rari momenti di intensa e piu' sincera umanita'.
L'autrice racconta tutta la storia dal punto di vista di Maggie, la moglie che sbaglia ogni suo movimento o dialogo attraverso incidenti, malintesi, incomprensioni che ne svelano la piattezza del carattere e la sostanziale stupidita'.
Il marito sembra piuttosto una vittima dello scemenzario coniugale e sopporta in modo stoico e rassegnato tutto cio' che gli capita intorno.
Un terzo del romanzo si incentra sul funerale ed il racconto si conclude con una scena veramente fuori luogo ed improbabile stante le premesse: il tentativo dei due coniugi di consumare un rapporto nella stanza del morto durante la cena in suo onore.
La seconda parte si rivela essere una sorta di apologia del fraintendimento, una lunga gag dell'assurdo degna di Campanile o del sig. Veneranda.
Infine la terza parte si conclude con la fuga da casa del figlio e della sua ex moglie pochi minuti dopo essersi rivisti a distanza di anni dietro insistenza della mefitica, ossessiva ed inopportuna madre.
Alla fine della lettura viene da chiedersi: perche' leggerlo? Perche' lo leggono? Si e' parlato di una sorta di "poetica del banale o del quotidiano" ma questa definizione e' persino generosa laddove nomina la parola poetica mentre se si parla di banale si puo' convenire.